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Il silenzio ha voce? (quello di Anna sicuramente!)

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Durante il pranzo ultimamente mi piace guardare qualche video proposto da Facebook. L'ho fatto anche oggi, ma invece di passare un momento di semplice svago, mi sono ritrovato immerso in un flusso di pensieri tale da sentirmi obbligato ora a rinunciare al riposo pomeridiano e, in barba al leggero mal di testa che avverto, scrivere alcune delle riflessioni da lì scaturite. In particolare mi hanno colpito quattro video, ripresi dalla trasmissione Italia's got talent, due dei quali vincitori del golden buzzer, il bottone dorato che, se premuto da uno dei giudici, permette l'accesso diretto alla finale. Non mi vergogno di ammettere che vedere la pressione di quel pulsante mi provoca uno stato emotivo prossimo alla commozione: in quel momento sperimento, infatti, un senso di vicinanza agli artisti che lo hanno meritato e penso alle loro emozioni, giusto premio di un impegno e una passione coltivata con fatica per arrivare ai livelli di capacità e bravura messi in scena sul...

Riflessioni a margine del convegno "Il braille e la scienza"

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La perdita di un treno per rientrare a casa offre l'opportunità di fermarmi a riflettere e rielaborare i contenuti appresi questa mattina durante il convegno "Il braille e la scienza" organizzato dalla Sapienza in occasione della XIII Giornata nazionale del braille e dedicata principalmente alla possibilità di estendere questo tipo di scrittura alle materie scientifiche, matematiche prima di tutto, e le conseguenti implicazioni didattiche. Le domande che hanno guidato le riflessioni in programma sono riportate sulla brochure dedicata e offrono automaticamente lo spunto per un approccio al tema. Per me che ho pochissima esperienza nella relazione con persone cieche e ipovedenti, si è trattato di un entrare, o meglio affacciarmi su un mondo che non conosco ancora, perciò ho tutto da imparare. In queste righe mi limiterò a riportare solo alcune osservazioni evitando di fare un riassunto dell'intera giornata. Il sistema di scrittura braille si ...

Biancaneve e i sette nani: paradigma dell'interazione con la disabilità?

Nel precedente articolo ho scritto che la testa mi frulla parecchio ultimamente, ma che gli impegni mi tengono lontano da questa piacevole attività. Ancora una volta però mi sono ritrovato a dare spazio alle risonanze interiori attivate tanto dallo studio personale, quanto dalle considerazioni scaturite dal summenzionato articolo e da alcune osservazioni di chi lo ha letto. Riprendendo quindi la fiaba di Biancaneve, ma facendo soprattutto riferimento alla versione animata proposta dalla Disney visto che il testo originale non lo ricordo perfettamente, mi sono trovato a ripensare al momento in cui nell'altro articolo ho scritto che Biancaneve può essere un esempio di diversità se paragonata ai nani che la accolgono e quindi, per associazione di idee, rappresentare la persona con disabilità presente in una comunità quale può essere una classe scolastica. Formulo la riflessione che voglio proporre oggi sotto forma di domanda che ho appuntato su un foglio per essere sicuro che non...

Una fiaba, un puzzle e la classe di un alunno con autismo

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Ultimamente la mente frulla parecchio e spesso mi piacerebbe mettere per iscritto alcune delle riflessioni che faccio e che scaturiscono dalla mia attuale esperienza di lavoro e gli argomenti di studio che affronto in vista della prossima selezione per il corso di specializzazione sul sostegno didattico ad alunni con disabilità. I tempi stretti, la difficoltà nell'apprendere, la scarsa organizzazione e il bisogno di riposo mi impediscono però di dedicarmi a questa piacevole attività. Oggi però non è così e voglio assolutamente codificare i miei pensieri per dare loro ordine e chiarezza. In uno dei due post precedenti ho scritto che da ottobre ho accettato una supplenza annuale su sostegno in un liceo di Civitavecchia. Attualmente le mie 18 ore settimanali sono impegnate nell'assistenza di Marco, un ragazzo con autismo grave e l'esperienza si sta rivelando altamente formativa su più fronti, sia perché è la prima volta che assumo una responsabilità educativa di questa...

Il blog in una foto

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Poco fa ho avuto una chiacchierata telefonica con una persona a me cara e che non me ne fa passare una quando si tratta di correggere gli strafalcioni che scrivo, siano essi ortografici, grammaticali o di sintassi. Se c'è uno spazio di troppo poi, posso stare tranquillo che lo nota al primo colpo d'occhio, anche se per questa volta me la sono cavata abbastanza bene. Aspettavo comunque che facesse le sue osservazioni in merito e, puntualmente, ha sottolineato varie cose notate nel precedente post e che mi toccherà correggere quanto prima. Non è di questo che voglio scrivere in questa nuova pagina, ovviamente. Così com'è ovvio che c'è un legame tra quella "tirata di orecchie" e le parole che fluiscono ora sullo schermo del mio cellulare: mentre chiacchieravamo al telefono, ho sentito il bisogno di dare un "volto" al mio profilo e subito ho pensato alla foto che ho già messo e che riporto qui per comodità. Mi ha attraversato per un attimo il pens...

Il frutto di una promessa

Ed eccomi qui, seduto al mio tavolo di lavoro di fronte al camino in cui arde allegramente un fuoco che da oggi pomeriggio tengo acceso e che mi porta a riflettere. Forse è giunto per me il momento di mettermi a scrivere alcune riflessioni e dare vita a questo mio blog. Ci penso da anni ormai, ma finora non ne ho avuto il tempo o, forse, è meglio dire che non avevo la motivazione giusta. In quest’ultimo mese però l’idea è ritornata a ripresentarsi e sempre di più cerca di farsi spazio tra le mille cose cui mi ritrovo a pensare, fare, vivere.           Il blog si chiama Il sorriso di Anna e nasce da una promessa che feci a mia sorella, Anna appunto, il giorno del suo funerale. Ricordo bene quel momento: ero sul balcone, il 22 settembre 2015, in attesa che portassero via la bara con il suo corpo per il funerale e la successiva tumulazione. Poco prima avevo scritto un messaggio a Valentina, la coordinatrice cui facevo rifermento per l’o...