Il blog in una foto
Poco fa ho avuto una chiacchierata telefonica con una persona a me cara e che non me ne fa passare una quando si tratta di correggere gli strafalcioni che scrivo, siano essi ortografici, grammaticali o di sintassi. Se c'è uno spazio di troppo poi, posso stare tranquillo che lo nota al primo colpo d'occhio, anche se per questa volta me la sono cavata abbastanza bene. Aspettavo comunque che facesse le sue osservazioni in merito e, puntualmente, ha sottolineato varie cose notate nel precedente post e che mi toccherà correggere quanto prima.
Non è di questo che voglio scrivere in questa nuova pagina, ovviamente. Così com'è ovvio che c'è un legame tra quella "tirata di orecchie" e le parole che fluiscono ora sullo schermo del mio cellulare: mentre chiacchieravamo al telefono, ho sentito il bisogno di dare un "volto" al mio profilo e subito ho pensato alla foto che ho già messo e che riporto qui per comodità.
Mi ha attraversato per un attimo il pensiero che, forse, trattandosi di un blog che vuole celebrare il sorriso di Anna, sarebbe stata più adatta una foto che la ritrae in uno dei suoi bei sorrisi, ma ho preferito quella della sua mano nella mia perché credo che rappresenti al meglio le intenzioni che mi spingono a scrivere queste pagine da destinare al pubblico.
La foto risale al 29 agosto 2015, meno di un mese prima della morte di Anna. La scattai in ospedale, una notte, l'unica che passai con lei. Maria - la nostra sorella maggiore che più di tutti ha accudito Anna fino alla fine - era raffreddata, perciò feci pressione affinché mi lasciasse stare in ospedale quella notte. Il giorno dopo sarei tornato a Roma per riprendere il lavoro, non immaginando che sarebbe stata l'ultima volta che avrei visto mia sorella viva. Dopo essere riuscito ad averla vinta con Maria, mi preparai a stare accanto ad Anna e quando le presi la mano, mi venne l'idea di scattare la foto. La sua mano è sorretta dalla mia ed è visibile la differenza di grandezza. Anna, infatti, era di corporatura molto piccola e forse anche per questo a casa era appellata con il dialettale "a pccnn", la bambina, appunto.
A distanza di quattro anni però, mi chiedo se sia vero ciò che appare in quello scatto: sono io che sorreggo lei o, piuttosto, è Anna che protegge me?
La domanda è retorica e la risposta scontata.
Mi sorprende ora considerare il fatto che questa foto è un simbolo di ciò che sta accadendo nella mia vita e, più in generale, di ciò che accade nella stragrande maggioranza delle persone che vivono accanto a una persona disabile stando con amore e passione in quella relazione, nonostante le difficoltà a volte molto pesanti da affrontare. La consapevolezza di queste mie affermazioni sta aumentando vistosamente in quest'ultimo periodo perché da poco più di un mese ho iniziato a lavorare in veste di docente di sostegno (supplente) in un liceo classico di Civitavecchia. È un'esperienza nuova e bellissima, anche perché mi permette di coniugare le mie due grandi passioni: insegnare e lavorare con persone con disabilità. Seguo due ragazzi del primo anno e in maniera diversa ciascuno dei due mi aiuta a comprendere che solo apparentemente sono io a prendermi cura di loro, mentre è più vero il contrario. Il perché non sono ancora in grado di esprimerlo con le parole, ma sento che è così.
E spero che questo blog mi aiuti a dare voce al mio sentire profondo.
Non è di questo che voglio scrivere in questa nuova pagina, ovviamente. Così com'è ovvio che c'è un legame tra quella "tirata di orecchie" e le parole che fluiscono ora sullo schermo del mio cellulare: mentre chiacchieravamo al telefono, ho sentito il bisogno di dare un "volto" al mio profilo e subito ho pensato alla foto che ho già messo e che riporto qui per comodità.
Mi ha attraversato per un attimo il pensiero che, forse, trattandosi di un blog che vuole celebrare il sorriso di Anna, sarebbe stata più adatta una foto che la ritrae in uno dei suoi bei sorrisi, ma ho preferito quella della sua mano nella mia perché credo che rappresenti al meglio le intenzioni che mi spingono a scrivere queste pagine da destinare al pubblico.
La foto risale al 29 agosto 2015, meno di un mese prima della morte di Anna. La scattai in ospedale, una notte, l'unica che passai con lei. Maria - la nostra sorella maggiore che più di tutti ha accudito Anna fino alla fine - era raffreddata, perciò feci pressione affinché mi lasciasse stare in ospedale quella notte. Il giorno dopo sarei tornato a Roma per riprendere il lavoro, non immaginando che sarebbe stata l'ultima volta che avrei visto mia sorella viva. Dopo essere riuscito ad averla vinta con Maria, mi preparai a stare accanto ad Anna e quando le presi la mano, mi venne l'idea di scattare la foto. La sua mano è sorretta dalla mia ed è visibile la differenza di grandezza. Anna, infatti, era di corporatura molto piccola e forse anche per questo a casa era appellata con il dialettale "a pccnn", la bambina, appunto.
A distanza di quattro anni però, mi chiedo se sia vero ciò che appare in quello scatto: sono io che sorreggo lei o, piuttosto, è Anna che protegge me?
La domanda è retorica e la risposta scontata.
Mi sorprende ora considerare il fatto che questa foto è un simbolo di ciò che sta accadendo nella mia vita e, più in generale, di ciò che accade nella stragrande maggioranza delle persone che vivono accanto a una persona disabile stando con amore e passione in quella relazione, nonostante le difficoltà a volte molto pesanti da affrontare. La consapevolezza di queste mie affermazioni sta aumentando vistosamente in quest'ultimo periodo perché da poco più di un mese ho iniziato a lavorare in veste di docente di sostegno (supplente) in un liceo classico di Civitavecchia. È un'esperienza nuova e bellissima, anche perché mi permette di coniugare le mie due grandi passioni: insegnare e lavorare con persone con disabilità. Seguo due ragazzi del primo anno e in maniera diversa ciascuno dei due mi aiuta a comprendere che solo apparentemente sono io a prendermi cura di loro, mentre è più vero il contrario. Il perché non sono ancora in grado di esprimerlo con le parole, ma sento che è così.
E spero che questo blog mi aiuti a dare voce al mio sentire profondo.

Commenti
Posta un commento