Riflessioni a margine del convegno "Il braille e la scienza"



La perdita di un treno per rientrare a casa offre l'opportunità di fermarmi a riflettere e rielaborare i contenuti appresi questa mattina durante il convegno "Il braille e la scienza" organizzato dalla Sapienza in occasione della XIII Giornata nazionale del braille e dedicata principalmente alla possibilità di estendere questo tipo di scrittura alle materie scientifiche, matematiche prima di tutto, e le conseguenti implicazioni didattiche.



Le domande che hanno guidato le riflessioni in programma sono riportate sulla brochure dedicata e offrono automaticamente lo spunto per un approccio al tema.






Per me che ho pochissima esperienza nella relazione con persone cieche e ipovedenti, si è trattato di un entrare, o meglio affacciarmi su un mondo che non conosco ancora, perciò ho tutto da imparare. In queste righe mi limiterò a riportare solo alcune osservazioni evitando di fare un riassunto dell'intera giornata.

Il sistema di scrittura braille si basa su una combinazione di punti inquadrati in caselle rettangolari disposte in verticale e suddivise in tre righe orizzontali e due colonne verticali. In questo modo si ottengono sei punti per casella, mentre il numero massimo di combinazioni possibili tra punto e assenza di punto è di 64. Da queste combinazioni deriva di conseguenza la possibilità di codificare l'alfabeto e i segni di punteggiatura tipici del linguaggio testuale. La scrittura manuale del foglio è resa possibile dall'uso di una specifica tavoletta che lo contiene, un righello forato con le caselle summenzionate e un punteruolo che permette la punzonatura del foglio stesso. Con il sistema braille è quindi possibile scrivere qualsiasi testo, ma diventa problematico se si vuole applicarlo al linguaggio matematico.

Fortunatamente la capacità dell'uomo di trovare soluzioni ai problemi è stata ancora una volta dimostrata grazie a Luciano Domenicali e Dario Russo che hanno esteso il codice braille anche al linguaggio matematico per cui sono stati ampliati notevolmente gli orizzonti di applicabilità alle varie branche di questa scienza. Per comodità riporto la foto della slide che ho fatto anche se non proprio chiarissima.





In pratica, per scrivere i numeri si usano le prime dieci lettere dell'alfabeto, precedute da un apposito segno che indica che quella lettera dev'essere interpretata come cifra. Un ulteriore segno indica quando il numero finisce e si riprende la scrittura testuale. Inoltre, sono riusciti a codificare tutto l'apparato di simboli e segni della matematica.

Sulle slide sono comparese espressioni molto più complesse, ma non sono stato pronto nel catturarle in foto e quindi ho un po' di confusione sull'ordine. Gli esempi che riporto però mi sebrano più che sufficienti per dare un'idea.








L'aspetto negativo è che per trasformare in braille un contenuto matematico alfanumerico, è necessario adoperare una grande quantità di caselle, soprattutto se occorre trascrivere formule o espressioni complesse.


















 

Per semplificare le cose è opportuno adottare una trascrizione lineare, soprattutto in presenza di scritture complesse che occupano più righe e spazi diversi del foglio. Questo perché il vincolo della scrittura su un unica riga del foglio braille obbliga ad un uso diverso dello spazio a disposizione.












L'uso della tecnologia ha semplificato parecchio le problematiche connesse all'uso del linguaggio braille in ambito scientifico matematico. In particolare riporto il progetto Lambda (si è parlato anche del codice LaTeX, ma in maniera molto marginale) che è un software, nato da un consorzio di vari enti, che permette la trascrizione del linguaggio matematico in forma lineare e in codice braille. Viceversa è possibile passare dal braille all'espressione matematica. Le implicazioni di questo tipo di programmi sono molto più ampie di quello che si può immaginare perché, la possibilità di adottare una scrittura matematica lineare può essere utile anche per persone con disturbi specifici di apprendimento. Un alunno con dislessia, per esempio, può trovare molto più semplice la lettura di una trascrizione lineare rispetto a quella canonica, rendendo più facile la comprensione del linguaggio simbolico e meno complesso l'orientamento dello sguardo sullo spazio del foglio.

Le opportunità di questo software però si estendono anche ad altri tipi di disabilità, non solo intellettive, ed è interessante notare che si tratta di risorse gratuite e accessibili a tutti tramite internet.




Ci sarebbero molte altre cose da aggiungere, ma la stanchezza non gioca a mio favore.
Prima di chiudere, voglio sottolineare almeno una cosa riguardo a questa giornata ricca di spunti di riflessione. Più volte e da relatori distinti è giunta l'osservazione che il docente che ha a che fare con un alunno o uno studente cieco o ipovedente deve avere la capacità di rendersi disponibile e cercare di attuare, con lui e per lui, le strategie più opportune per aiutarlo ad apprendere senza dover arrivare a un impoverimento dei contenuti. In questo senso mi ha molto colpito la relazione di Michela Botti sull'importanza del braille come strumento di studio e di lavoro. Riportando la propria esperienza di studentessa non vedente e del suo docente di matematica alle medie il prof. Domenicali ha sottolineato quanto la passione di quell'insegnante (che ha poi esteso il linguaggio braille alla matematica, come già scritto) ha permesso a quella ragazzina di scoprire la propria passione portandola a iscriversi al liceo scientifico e poi alla facoltà di fisica fino a conseguire un dottorato di ricerca, in barba a tutti quelli che tentavano di dissuaderla dall'intraprendere una strada così difficile. Questo appena riportato è forse l'intervento che più mi ha colpito emotivamente perché mi ha fatto riflettere nuovamente su quanto un docente possa fare la differenza per un alunno e, soprattutto, quanto importante sia l'aspetto relazionale nell'ambito scolastico.
Su questo tema potrei scrivere molto altro, ma per ora preferisco fermarmi qui.

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