Il frutto di una promessa


Ed eccomi qui, seduto al mio tavolo di lavoro di fronte al camino in cui arde allegramente un fuoco che da oggi pomeriggio tengo acceso e che mi porta a riflettere. Forse è giunto per me il momento di mettermi a scrivere alcune riflessioni e dare vita a questo mio blog. Ci penso da anni ormai, ma finora non ne ho avuto il tempo o, forse, è meglio dire che non avevo la motivazione giusta. In quest’ultimo mese però l’idea è ritornata a ripresentarsi e sempre di più cerca di farsi spazio tra le mille cose cui mi ritrovo a pensare, fare, vivere.

          Il blog si chiama Il sorriso di Anna e nasce da una promessa che feci a mia sorella, Anna appunto, il giorno del suo funerale. Ricordo bene quel momento: ero sul balcone, il 22 settembre 2015, in attesa che portassero via la bara con il suo corpo per il funerale e la successiva tumulazione. Poco prima avevo scritto un messaggio a Valentina, la coordinatrice cui facevo rifermento per l’organizzazione dei turni di lavoro nella cooperativa di cui ero socio. Le avevo scritto che ormai era quasi tutto pronto per il funerale, ma io ero quello meno pronto di tutti e che mi ero ripromesso di non lasciare che la morte fosse l’ultima parola nell’esperienza terrena di Anna. Non volevo che finisse tutto così. Mi sfuggono purtroppo le parole di Valentina quando mi rispose, ma sono certo che si trattasse di un incoraggiamento carico di affetto in quel momento di dolore per me e la mia famiglia. Ricordo perfettamente però ciò che accadde subito dopo quello scambio di parole digitate sullo schermo del cellulare. Ero sul balcone e rivolgendomi ad Anna, che ormai libera dalle sue sofferenze mi guardava da lassù, le promisi che avrei fatto qualcosa per onorarne la memoria e, soprattutto, per impedire che i suoi silenziosi e preziosi insegnamenti non restassero confinati nell’intimità del mio cuore. In quel momento decisi che “Il sorriso di Anna” sarebbe stato il nome che avrebbe accompagnato il frutto di quella promessa. Dopo quattro anni mi ritrovo ad onorarla, convinto che questo è solo il primo tassello di un progetto che accarezzo da tempo, sebbene non sappia se riuscirò mai a realizzarlo. Intanto comincio con questo piccolissimo passo per dire il mio grazie a lei, la donna che pur non potendo profferire parola per via della sua patolgia, ha dato corpo con il suo corpo e la totalità del suo essere-presente a insegnamenti che solo attraverso la lente dell’esperienza e lo scorrere del tempo ho imparato ad ascoltare, scoprendo quanto viva e attuale lei continui ad essere nella mia vita. Mi viene in mente ora un messaggio whatsapp che scrissi nel gruppo della famiglia a fine dicembre scorso dopo essere stato al cimitero per portarle un fiore. L’ho cercato e fortunatamente trovato in fretta . Lo riporto qui perché esprime bene il concetto che sto cercando di formulare con una chiarezza che lì è più evidente e fluida:
              
               27 dicembre 2018 "Ora che il silenzio della notte mi avvolge, nella solitudine di questo momento posso ritornare a ripensare alla visita che ho fatto ad Anna stamattina. Era da tanto che non ci andavo. È stata una visita breve: papà mi aspettava in macchina e non volevo che si stancasse troppo o, peggio, che si annoiasse (anche se avevo la sensazione che quel tempo di attesa lo stesse impegnando con la preghiera). È stata una visita breve, eppure intensa. Sarei volentieri rimasto lì per tanto altro tempo perché era come se davanti a quella tomba, davanti alla foto di Anna e ai fiori che riempivano il vaso della sua lapide, il tempo avesse cominciato a scorrere in modo diverso. All'inizio non è stato semplice starci, davanti a quella foto, consapevole che il corpo di Anna, ormai disfatto dalla morte, è oltre quel pezzo di marmo, di mattoni, di malta e di legno. Non è stato semplice non tanto per il pensiero della morte, quanto per il peso dell'assenza del suo sorriso, della luce dei suoi occhi, di lei. Ho ripensato al giorno in cui mi sono messo a piangere in un negozio di Modena perché c'era una ragazza su sedia a rotelle che me l'ha ricordata tantissimo e che avrei voluto accarezzare, ma che per pudore o vergogna, o più semplicemente per le lacrime che me lo impedivano, non ho avuto il coraggio di avvicinare. Ho ripensato a tante cose davanti alla sua tomba, ma ancora una volta, l'agitazione del mio cuore si è tramutata in pace. Ancora una volta, esattamente come tre anni fa sul balcone di Roma, Anna è stata capace di essere una maestra nonostante il suo silenzio. Ha avuto il potere di portare pace nel mio cuore, di donarmi serenità e, nel silenzio del nostro sguardo, di riempirmi di stupore. Quanto ancora Anna ha da insegnarmi, insegnarci! Lei, che secondo le teorie di alcuni stupidi studiosi avrebbe dovuto essere considerata inadatta alla vita, un peso inutile per la società e, addirittura nemmeno da considerare una persona! Quanto sarebbe stata più povera la mia/nostra vita, se Anna non ci fosse stata donata?
Stamattina sarei rimasto ancora del tempo davanti a quella tomba, nella pace di quel silenzio, ma non potevo. Tornerò Anna, tornerò a trovarti. Tu intanto continua ad insegnarmi a sorridere come facevi tu!

Il tempo che scorre, il silenzio, la serenità, lo stupore… Tanti sentimenti ed emozioni mi accompagnano adesso, ma il fuoco nel camino è ormai spento e per me è giunta l’ora di andare a dormire. L’importante era iniziare. Il resto verrà con calma.

Commenti

Post popolari in questo blog

Una ricognizione che insegna, uno sguardo che libera

Ciao Paolo, fratello di elezione

Dell'amicizia e del compito alto dell'insegnante per l'inclusione (cioè di sostegno)