Cinque anni senza te...

20 settembre 2020

 Cara Anna,

è da tanto che non ti scrivo e stasera sento il bisogno di farlo su questo blog. Spero non ti dispiaccia, ovviamente, se per una volta mi servo dello schermo invece dell'intimità delle pagine che tu conosci bene.

Sono passati cinque anni dalla tua morte e a quest'ora eri ormai tornata a casa per l'ultima volta. Ci tornasti perché mamma non voleva farti andare via nella freddezza di una stanza dell'obitorio dell'ospedale. La nostra casa doveva accoglierti ancora una volta prima dell'addio e doveva rendere visibile ciò che ora  mi sorprende spesso e che per anni ho sottovalutato: nonostante il tuo silenzio e la tua disabilità, sei stata in grado di divenire il centro unificatore della nostra famiglia. Col tuo sorriso ci hai resi come le valve di una conchiglia che contengono e custodiscono la perla. Tu sei stata la perla della nostra famiglia. Una di quelle riflette tanta luce, e che quindi è molto preziosa.

Cinque anni fa però abbiamo dovuto farti andare via, ma è chiaro che a lasciarci è stata solo la parte visibile di te, la perla per così dire. Ma la luce che emanavi, no, quella è rimasta nei nostri cuori e brilla ogni volta che ti pensiamo. Tu, lo vedo bene, continui a brillare negli occhi di chi mi ascolta quando parlo di te.

Temevo che oggi sarebbe stato un giorno triste e invece...

Come cinque anni fa hai saputo trasformare la tristezza in gioia. Ricordi quello che scrissi nella notte di fine agosto sul balcone e che lessi alla fine del tuo funerale? Beh, ecco, è da un po' che stai facendo la stessa cosa e oggi lo hai fatto in modo speciale. In fondo, cara Zannera mia, non c'è motivo per non provare gioia in questo anniversario. Nella tradizione cristiana il giorno della morte viene chiamato dies natalis, giorno della nascita al Cielo, e per questo non è più un giorno di tristezza, ma di festa perché, almeno per te, c'è la certezza che hai raggiunto la pace, la gioia e la pienezza del tuo essere. 

E' per questo che sento di poter dire che non è stato un evento triste: cinque anni fa ci hai lasciati, ma solo fisicamente. Ora sei  vicina a ciascuno di noi più di quanto lo fossi quando eri qui. 

E ancora una volta, non resta che dirti: 

"Grazie Anna!"

Ps: visto che questa è una lettera aperta e che l'ho citato poco fa, riporto qui il testo che ti scrissi quella notte dopo essere stato sul balcone a Roma.

25 agosto 2015
Non riesco a dormire. 
Nonostante la stanchezza.  
Ho provato a leggere un po' fino a che gli occhi han quasi preso fuoco per il bruciore. 
Ho provato a dormire, ma nulla.  
Ho ripreso a leggere e di nuovo ho resistito finché gli occhi erano braci. 
Ma il sonno, no, non veniva. 
Ho spento la luce e lì, Anna mi aspettava.  
Il carico di dolore si è fatto pesante finché non ho retto e sono andato in balcone. 
È stato lì che ho espresso il desiderio di poter far ballare per l'ultima volta Anna. Spero che riesca ad aspettarmi perché possa donarmi il suo ultimo sorriso
E allora,  il suo sorriso, il ricordo della luce che emana dai suoi occhi brillanti e sorridenti, si è rivelato in tutto il suo splendore. 
È allora che è successo l'incredibile: tutto il dolore che ho, si è tramutato in serenità, in luce. In allegria quasi. 
Anna è un angelo e il suo regno l'aspetta. 
È passata da qui, nella mia vita, nella vita della nostra famiglia, di tutte le nostre vite, per insegnarci qualcosa che solo la Vita può insegnare.  Credo che a ciascuno Anna abbia insegnato qualcosa.  E il suo insegnamento, lo so e lo sento, non si esaurirà tanto facilmente.  Continuerà a nutrirmi, anche se non conosco il modo. E sono sereno perché so che Anna andrà lì dove è il suo posto. 
 Un angelo non può che stare in cielo...


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