VIP per 11 minuti





E' notte ed è bellissima.
Una delle cose che sto scoprendo di questo periodo così strano e unico è proprio il piacere di procastinare il momento del crollo tra le braccia di Morfeo per gustare il silenzio che la notte mi offre. Intorno a me c'è buio e silenzio e ho modo di concentrarmi meglio. Sto spostando in questa fascia oraria il momento dello studio proprio perché aumentando la concentrazione, calano le occasioni prossime di distrazione, arte nella quale ho la capacità di raggiungere vette eccelse, pur non vantandomene.
Non è di questo però che voglio parlare adesso, ovviamente, anche se mi piace l'idea di fare un piccolo elogio della notte. Mi permetto di farlo perché oggi pomeriggio ho potuto dormire abbastanza e quindi ora sono ancora piuttosto vigile e non in modalità zoombie. Quando mi sono svegliato, ho colto l'occasione di un messaggio whatsapp ricevuto da un'amica per decidermi a scaricare e ritagliare la parte della trasmissione che la settimana scorsa mi ha visto come protagonista. Sono, infatti, stato invitato dal conduttore del programma Chat56 di Teleroma56 a parlare di didattica a distanza per persone con disabilità ai tempi del COVID19. E' stata un'esperienza nuova e positiva, ma non mi dilungo molto sui contenuti. Se vi interessa potete guardare gli undici minuti di trasmissione che sto caricando qui.


Quello che invece mi preme comunicare in queste righe è una serie di considerazioni che ho fatto poco fa mentre pensavo al video che ho rivisto oggi. Ho esaminato gli aspetti critici del mio intervento e della difficoltà a parlare in maniera fluida davanti allo schermo del computer e che ho percepito sia durante l'evento che dopo, nel rivedermi a distanza di giorni.
Il primo aspetto che voglio sottolineare è quasi banale: è difficilissimo parlare sapendo che c'è un numero imprecisato di persone che ti guardano e ascoltano mentre tu hai davanti l'immagine di te stesso ripresa dalla videocamera del pc. Pensavo che avrei avuto almeno il riquadro con l'inquadratura su Guglielmo, il conduttore del programma, a farmi da guida con le sue espressioni e interazioni, ma mi sbagliavo perché appena prendevo la parola lo schermo proiettava  unicamente la mia faccia e i miei gesti (rallentati) e questo mi metteva a disagio. Pazienza, è comunque andata e i riscontri di chi mi ha visto sono stati positivi.

Il secondo aspetto è quello più importante e sorprendente e mi piace formularlo con una domanda retorica: "cosa mi è rimasto da questa esperienza per me nuova?"
Semplicemente lo stupore e la gratitudine verso una persona con grave disabilità, Marco, l'alunno che seguo a scuola e del quale ho parlato più volte nelle pagine di questo blog. Se non ci fosse stato lui, infatti, non avrei avuto modo di conoscere moltissime persone, tra le quali Guglielmo. Non è necessario qui ricostruire la rete e i giri di relazioni interpersonali che ho avuto modo di iniziare a intessere da quando ho messo piede nel liceo Guglielmotti di Civitavecchia. Ciò che importa è lo stupore che vorrei si potesse percepire nel considerare quanto una persona con autismo grave, incapace di esprimersi verbalmente, sia stato in grado senza saperlo di mettere in relazione persone rendendone possibile la conoscenza reciproca, quasi sempre portandola a un livello di maggiore profondità, con tutto quello che ne consegue in termini di arricchimento personale.

Solo ora considero in tutta la sua potenza questo aspetto: la bellezza della vita sa celarsi anche nelle pieghe più nascoste dei più "deboli" ed esplode con forza se le si permette di farlo. Nonostante le apparenze, nonostante la fatica del prendersi cura di persone che in un linguaggio brutale sono "improduttive" dal punto di vista economico e che troppo spesso guardiamo e consideriamo con un atteggiamento sbagliato.

Quante relazioni per me importanti sono nate con le persone con disabilità e intorno ad esse?
Sarebbe bellissimo se sotto questo articoletto lo spazio dedicato ai commenti si riempisse di racconti di esperienze e di gratitudine verso le persone con disabilità che abbiamo incontrato nella nostra vita.
Io intanto me ne vado a dormire custodendo tanta bellezza e pensando a tutte le relazioni nate grazie alla "disabilità". A loro, ai disabili, quindi dico grazie di cuore!

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