Mamme, ciabatte e memoria affettiva

Anche quest'anno è arrivata: la festa della mamma!
Nel tripudio di foto e messaggi che mi sono passati davanti agli occhi scorrendo la bacheca di facebook e nei vari gruppi whatsapp, ho visto prevalemtemente fiori e amenità varie per celebrare questa bella ricorrenza. Tra tutti però, due cose hanno colpito la mia attenzione facendomi riflettere la prima e sorridere la seconda. Comincio da quest'ultima. Si tratta della foto di un lebete nuziale del 360 a.C. circa custodito nel museo archeologico di Taranto e rappresenta un episodio mitologico che fa sorridere perché richiama alla memoria episodi della nostra infanzia che sicuramente la maggior parte di noi hanno vissuto, magari non nella forma rappresentata, ma nel contenuto. Le mamme, a volte, fanno anche questo, forse meno frequentemente di un tempo, ma tant'è e non si smette di voler loro bene, anzi!


L'altra cosa che mi ha colpito è stata la riflessione di una mia amica che sul suo profilo facebook ha buttato giù e che preferisco condividere per intero perché densa di significato. 
Giulia, la mia amica, scrive:
"Non ci crederete, ma la festa della mamma è la mia preferita! Forse perché ho tribolato tanto per diventare madre, forse perché probabilmente non mi succederà una seconda volta, fatto sta che vedo mia figlia come un'occasione unica, irripetibile, impagabile... anche se a volte tremendamente difficile. Perché viviamo in un mondo strano! Festeggiamo la festa della mamma, ma di fatto questa società è CONTRO le mamme, avete capito bene: È CONTRO LE MAMME!. Perché quando non sei madre tutto e tutti ti pressano affinché tu lo diventi. Non importa cosa vuoi tu veramente, la società ti impone di propendere per la maternità! Guai a dire che non vuoi figli, che ti senti completa anche senza o che preferisci aspettare. Una valanga di giudizi ti travolgeranno e per molti meriteresti l'asportazione uterina, in quanto non sei degna di avere l'onore di generare una vita visto che non lo vuoi. Se poi non RIESCI ad avere figli anche se vorresti, beh lì c'è da ridere! Alcuni ti eviteranno come la peste, perché "non sanno che dire", altri ti dispenseranno consigli improbabili tipo "se non ci pensi arriverà " o "mangia un cuore di cavallo crudo quando la luna è piena" o "fatti il bidet con acqua e bicarbonato" (giuro, potrei raccontarvene delle belle!). Insomma, tutti a dirti tante cose, ma nessuno che si ferma a capire come ci si sente morire dentro pensando di avere un difetto di fabbrica, qualcosa di sbagliato dentro di te che non ti fa essere come tutte le altre, che non ti fa essere mamma. Non sto qui a dirvi cosa succede se disgraziatamente decidi di rivolgerti alla procreazione assistita, perché in quel caso non mi basterebbe un giorno per spiegare quanto possano umiliarti nel profondo persino i medici....

Se infine riesci a diventare madre, allora ti scontrerai con il mondo intero, perché tutto ti volgerà contro: proveranno a licenziarti o a non darti un lavoro, ti penalizzeranno se cercherai di fare carriera, ti ostacoleranno se vorrai lavorare part-time e ti giudicheranno se lavorerai full-time. Scoprirai che il giudizio e il senso di colpa che ne consegue ti accompagneranno in OGNI tua scelta. Diventi madre ed una lente d'ingrandimento gigante si piazza sulla tua testa e ti mette sotto gli occhi di tutti:parenti, insegnanti, a volte mariti, altre madri, istruttori di sport, vicina di casa, viaggi fogli libri di giornale... tutti avranno sempre qualcosa da dirti e rimproverarti.
Ecco perché oggi è la mia festa preferita: perché io amo essere madre, così come sono: imperfetta, ma guidata da un istinto che può dominare il mondo. Me ne sbatto dei giudizi come solo io so fare e mi godo mia figlia che mentre sto facendo la cacca mi abbraccia per dirmi "auguri mamma, sei la migliore!" E io un po' mi incazzo perché vorrei cacare in santa pace, ma poi mi sciolgo perché per me essere mamma è stata veramente la cosa migliore della mia vita".

 Le madri che si arrabbiano, le madri sotto pressione in una società che riconosce loro il giusto spazio a parole e meno nei fatti, le madri che spesso bistrattiamo, oberiamo di richieste o, peggio, consideriamo poco nella quotidianità compresa tra il giorno dopo la festa di quest'anno e il giorno prima della prossima dell'anno che verrà, ma anche le mamme che non smettono di occupare un posto importante nel cuore di ciascuno di noi, anche quando l'età senile avanza prepotente e si porta via la vitalità, la memoria, i ricordi, tutto.

Oggi ho pensato a loro, agli anziani che ebbi modo di assistere nei due mesi che l'anno scorso mi videro impegnato come operatore socio sanitario in una struttura a nord della provincia di Modena. Molti, purtroppo, non ci sono più perché falciati dall'epidemia che ci sta tenendo chiusi in casa da due mesi, ma l'importante insegnamento che senza saperlo e volerlo mi hanno dato resta e, anzi, diventa più forte: nei momenti di difficoltà, quasi tutti, specie quelli che erano più colpiti dalle varie malattie neurodegenerative che portano via i ricordi e l'identità, invocavano a gran voce l'aiuto della mamma. Alcuni, addirittura, non riconoscevano le figlie, ma le scambiavano per le proprie genitrici. In quei due mesi osservai tantissime volte questo comportamento, ma l'attenzione si fece più sostenuta dopo che ebbi la fortuna di seguire la lectio della filosofa Michela Marzano dal titolo "Cosa resta di noi?"  durante il festival della filosofia di Modena. In quella lezione, dal forte contenuto autobiografico l'autrice ebbe modo di spiegare che "nelle situazioni di malattia o di fine vita, là dove è afflitta la memoria o messa in questione e a repentaglio l’immutabilità dell’identità e delle percezione del Sé", ciò che resta della persona umana è la memoria affettiva: si arriva a perdere memoria di tutto, si perde la capacità di gestire in autonomia la propria persona e quella di riconoscersi allo specchio, di sapere come ci si chiama, ma la memoria affettiva no, quella non viene mai meno. Può risultare compromessa, faticando a riconoscere i volti dei familiari o a dare loro il giusto nome, eppure quella memoria resta e si rende visibile soprattutto quando, nei momenti di maggiore difficoltà, è lei ad essere chiamata: la mamma.

Ecco, questo insegnamento è ormai indelebile e dice molto dell'importanza del ruolo che oggi festeggiamo. Un ruolo che non è astratto, ma assume i contorni precisi di un volto che, anche nei casi più strani della vita, sempre ci accompagna: la propria mamma.

Auguri quindi a tutte le mamme!




















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