Mamme, ciabatte e memoria affettiva
Ho provato a fare una ricerca per capire a quale episodio concreto faccia riferimento,
ma l'unico che ho trovato è la citazione di un passo dei Dialoghi degli dei di Luciano di Samosata
molto posteriore alla produzione del vaso.
In un dialogo, Afrodite, madre di Eros afferma:
"Più volte l’ho minacciato di spezzargli l’arco e la faretra, e di spennacchiargli l’ale:
e già gli diedi una sculacciata col sandalo:
ei piange, dice che nol farà più, ma non guari dopo si scorda di tutto"
Se infine riesci a diventare madre, allora ti scontrerai con il
mondo intero, perché tutto ti volgerà contro: proveranno a licenziarti o
a non darti un lavoro, ti penalizzeranno se cercherai di fare carriera,
ti ostacoleranno se vorrai lavorare part-time e ti giudicheranno se
lavorerai full-time. Scoprirai che il giudizio e il senso di colpa che
ne consegue ti accompagneranno in OGNI tua scelta. Diventi madre ed una
lente d'ingrandimento gigante si piazza sulla tua testa e ti mette sotto
gli occhi di tutti:parenti, insegnanti, a volte mariti, altre madri,
istruttori di sport, vicina di casa, viaggi fogli libri di giornale...
tutti avranno sempre qualcosa da dirti e rimproverarti.
Ecco perché
oggi è la mia festa preferita: perché io amo essere madre, così come
sono: imperfetta, ma guidata da un istinto che può dominare il mondo. Me
ne sbatto dei giudizi come solo io so fare e mi godo mia figlia che
mentre sto facendo la cacca mi abbraccia per dirmi "auguri mamma, sei
la migliore!" E io un po' mi incazzo perché vorrei cacare in santa pace,
ma poi mi sciolgo perché per me essere mamma è stata veramente la cosa
migliore della mia vita".
Le madri che si arrabbiano, le madri sotto pressione in una società che riconosce loro il giusto spazio a parole e meno nei fatti, le madri che spesso bistrattiamo, oberiamo di richieste o, peggio, consideriamo poco nella quotidianità compresa tra il giorno dopo la festa di quest'anno e il giorno prima della prossima dell'anno che verrà, ma anche le mamme che non smettono di occupare un posto importante nel cuore di ciascuno di noi, anche quando l'età senile avanza prepotente e si porta via la vitalità, la memoria, i ricordi, tutto.
Oggi ho pensato a loro, agli anziani che ebbi modo di assistere nei due mesi che l'anno scorso mi videro impegnato come operatore socio sanitario in una struttura a nord della provincia di Modena. Molti, purtroppo, non ci sono più perché falciati dall'epidemia che ci sta tenendo chiusi in casa da due mesi, ma l'importante insegnamento che senza saperlo e volerlo mi hanno dato resta e, anzi, diventa più forte: nei momenti di difficoltà, quasi tutti, specie quelli che erano più colpiti dalle varie malattie neurodegenerative che portano via i ricordi e l'identità, invocavano a gran voce l'aiuto della mamma. Alcuni, addirittura, non riconoscevano le figlie, ma le scambiavano per le proprie genitrici. In quei due mesi osservai tantissime volte questo comportamento, ma l'attenzione si fece più sostenuta dopo che ebbi la fortuna di seguire la lectio della filosofa Michela Marzano dal titolo "Cosa resta di noi?" durante il festival della filosofia di Modena. In quella lezione, dal forte contenuto autobiografico l'autrice ebbe modo di spiegare che "nelle situazioni di malattia o di fine vita, là dove è afflitta la memoria o messa in questione e a repentaglio l’immutabilità dell’identità e delle percezione del Sé", ciò che resta della persona umana è la memoria affettiva: si arriva a perdere memoria di tutto, si perde la capacità di gestire in autonomia la propria persona e quella di riconoscersi allo specchio, di sapere come ci si chiama, ma la memoria affettiva no, quella non viene mai meno. Può risultare compromessa, faticando a riconoscere i volti dei familiari o a dare loro il giusto nome, eppure quella memoria resta e si rende visibile soprattutto quando, nei momenti di maggiore difficoltà, è lei ad essere chiamata: la mamma.
Ecco, questo insegnamento è ormai indelebile e dice molto dell'importanza del ruolo che oggi festeggiamo. Un ruolo che non è astratto, ma assume i contorni precisi di un volto che, anche nei casi più strani della vita, sempre ci accompagna: la propria mamma.
Auguri quindi a tutte le mamme!

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